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Focus Mutui: cresce l’interesse per il tasso variabile

Benchè il mercato si stia indirizzando verso i mutui a tasso fisso a scapito di quelli variabili, tuttavia, a ben guardare, all’orizzonte si prospetta un riscatto del variabile.

Infatti, secondo l’ultima rilevazione di Mutuionline.it relativa a gennaio, l’81,8% delle erogazioni è a tasso fisso, la percentuale più alta mai raggiunta dal 2006 in avanti. Inoltre, in questa fase, il variabile si ferma al 17,6%.

Per quanto riguarda la durata, invece, la maggioranza dei mutui erogati ha avuto una durata di 20 anni (il 27,1%) con un importo medio richiesto di 123.865 euro, in crescita rispetto al primo semestre del 2016 (115.605 euro).

Dallo scorso settembre in avanti, si rileva che oggi è possibile stipulare o surrogare un mutuo a tasso fisso finito intorno al 2% e un tasso variabile intorno all’1%.

Oggi le banche consigliano generalmente, tranne rare eccezioni, il tasso fisso, che offre un minore rischio di credito (chi oggi è in grado di pagare un certo importo dovrebbe esserlo anche in futuro, mentre l’eventuale aumento con il variabile potrebbe creare difficoltà e quindi un potenziale buco per l’istituto di credito). Questo anche a patto di ridurre lo spread, quindi il guadagno sul singolo contratto sottoscritto.

Considerato il seguente dato fornito dagli analisti, vale a dire che questo trend non potrà durare a lungo e l’aggiustamento sarà necessario, la convenienza a sottoscrivere un mutuo a tasso variabile è destinata a crescere, anche perché le previsioni degli analisti sono per un Euribor 3 mesi negativo fino al 2019.

Ricordando comunque che la struttura dei mutui italiani prevede il pagamento della maggior parte degli interessi nei primi anni. Qualora il tasso variabile dovesse crescere molto negli anni successivi, si potrebbe sempre valutare l’opportunità della surroga.

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